Crimini di guerra


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Un pezzo nascosto di storia italiana del Novecento

MINISTERO DELLA DIFESA
- Gabinetto -


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PROCESSO KESSERLING

 

  Il processo contro il maresciallo KESSERLING ha avuto inizio il giorno 10 febbraio 1947, nell'aula della Corte d'Assise di Venezia.-
  L'avvocato STIRLING, che funge da Cancelliere, ha dato lettura dei capi di accusa. nei quali é affermato che il feld-maresciallo KESSERLING ha compiuto "crimini di guerra".-
  Il difensore, dott. LATENSER ha letto, a sua volta, un esposto per sostenere l'innocenza dell'imputato e per chiedere un aggiornamento del dibattito di almeno 14 giorni, necessari alla difesa per studiare i documenti processuali.-
  La Corte presieduta dal Generale E. HAKENVILLE-SMITH, ha accolto in parte la richiesta, stabilendo il rinvio di una settimana.-
  Nella ripresa del processo (17 febbraio 1947), il Prosecutor, Colonnello PALSE, illustra alla Corte i capi di imputazione già resi formalmente noti, e cioé:
a) - partecipazione dell'imputato ai fatti che si conclusero con l'eccidio delle Ardeatine;
b) - atti di crudeltà e rappresaglie compiuti in Italia dalle truppe tedesche, tra il giugno e l'agosto 1944.-
  Dopo aver rievocato il modo in cui si svolse l'attentato di via Rasella, egli ricorda che in quell'epoca KESSERLING era sì comandante di tutte le truppe tedesche in Italia, ma che la polizia, la famigerata SICHERHEIT DIENST, era agli ordini del Generale WOLFF.-
Sul posto dell'attentato, subito dopo le ore 15 del 23 marzo 1944, si recò solo KAPPLER, comandante appunto per Roma della S.D.; e fu lui a comunicare al quartier generale di Hitler l'avvenimento.-
  Dal Comando supremo germanico fu subito richiesta la rappresaglia in proporzione di 50 italiani per ogni tedesco ucciso, ma subito dopo - in seguito all'intervento di alcuni membri dello stato maggiore di KESSERLING - l'ordine iniziale di Hotler venne modificato nel senso di giustiziare solo "10 ostaggi italiani" per ogni tedesco ucciso.-
Se KESSERLING avesse interpretato l'ordine seconda la lettera, - rileva il Persecutor PALSE - non si sarebbe dovuto fucilare nessuno per l'attentato di via Rasella, in quanto nelle carceri di Roma, a quella data, non vi era detenuto alcun italiano a titolo di "ostaggio".-
  Ma KESSERLING credette, volontariamente, interpretare lo spirito dell'ordine ricevuto, e dette testuali disposizioni a KAPPLER "di giustiziare al più presto 10 italiani per ogni tedesco ucciso".-
Fu lui o il suo quartier generale a diramare l'ordine predetto? E' quello che dovrà stabilire la Corte.-
Rimane, però, chiaramente provato che per "fare il numero" furono presi cittadini innocenti, fra cui 50 ebrei, arrestati dopo l'attentato per il solo fatto che erano ebrei.-
  Il Prosecutor, dopo aver esaminato i casi in cui la rappresaglia é consentita (sarebbe interessante conoscerli - nota del compilatore) ricorda che la Germania sottoscrisse anch'essa l'atto internazionale che proibisce punizioni collettive per fatto individuale.-
  La Corte sarà perciò chiamata, sulla base delle prove che l'accusa esibirà, a rispondere a questi tre quesiti:
1) - se KESSERLING abbia personalmente dato l'ordine di rappresaglia;
2) - se l'ordine fu dato senza cautelarsi sulle condizioni di reità di ciascuno dei giustiziandi;
3) - se l'atto sia da considerarsi o meno crimine di guerra.-
  Il secondo capo di imputazione - atti di crudeltà e rappresaglie commessi dai tedeschi in Italia - viene esaminato brevemente dal Prosecutor, in quanto si limita ad esibire due ordini di KESSERLING, del giugno e luglio 1944, in cui si prescriveva la fucilazione dei partigiani colti sul fatto, e la denunzia dei civili, ostili ai germanici, da servire quali ostaggi per rappresaglia.-
  Tali ordini furono poi attenuati, rileva il Prosecutor, in seguito ai replicati interventi di Mussolini presso l'Ambasciatore tedesco von RAHN.-
  Il giorno 19 marzo il ten.Col. ALEXANDER SCOTLAND, capo della sezione istruttoria della Commissione per i delitti di guerra, quale primo teste a carico, riferisce sui risultati degli interrogatori fatti al feld-maresciallo KESSERLING nell'agosto 1946, durante la sua prigionia a Londra, e raccolti in 6 verbali.- E dopo i chiarimenti ritenuti necessari dallo SCOTLAND, il Prosecutor inizia la lettura dei verbali stessi, mettendo in rilievo che dalla relazione firmata dall'imputato, sui fatti del marzo 1944, KESSERLING ha specificato di non sapere assolutamente che
a) "non vi fosse nelle carceri romane un numero sufficiente di persone da fucilare per rappresaglia";
b) "ch'era necessario intimidire la popolazione romana".-
  Dalla lettura del rapporto fatto dall'imputato sull'attività partigiana in Italia, il KESSERLING non ha esitato a definire "criminale" (!!) il movimento di resistenza partigiana, al quale - egli afferma - aderirono i peggiori elementi della popolazione.-
  Inoltre - egli ha aggiunto - la forma criminale di combattimento contro cui le mie truppe dovevano scontrarsi, contravveniva alle leggi internazionali.- Per la qual cosa si dovette disporre di conseguenti rappresaglie da farsi secondo il costume di guerra, e "fino a totale distruzione".-
  Questa frase del rapporto provoca nella Corte un incidente, in merito all'esatto significato.- La difesa chiarisce che la frase si deve intendere in riferimento alla distruzione fisica delle persone, ma nel suo significato militare, e quindi, al solo annientamento delle formazioni partigiane.-
  Esaurito l'incidente, si prosegue nella lettura del rapporto dal quale si rileva che KESSERLING é convinto di avere grandi benemerenze verso la popolazione italiana, sopratutto per avere risparmiato Roma dalla battaglia, e per aver dato disposizioni a che gli impianti industriali italiani fossero, durante la ritirata, paralizzati e non distrutti.-
  Segue nella seduta pomeridiana dello stesso giorno l'escussione del teste colonnello KAPPLER, che, com'é noto, all'epoca della strage delle Ardeatine era comandante della polizia militare di Roma.- Egli dichiara che, accorso, dopo l'attentato, in via Rasella, rastrellò le case e operò i primi arresti.-
  Arresti - egli confessa - di persone innocenti; perchè gli attentatori avevano tutto predisposto per eclissarsi, e la polizia fascista che era riuscita successivamente a fermarne alcuni, se li lasciò scioccamente sfuggire di mano.-
  Il teste afferma che, dopo un colloquio tra i generali MELTZER e MACKENSEN per definire le misure di rappresaglia, venne dall'alto - da molto in alto, tanto che la persona di KESSERLING fu lasciata in disparte - l'ordine di uccidere dieci italiani per ogni tedesco vittima dell'attentato.-
  Questi italiani - precisa KAPPLER - avrebbero dovuto essere scelti tra "i condannati a morte", ma poiché il numero loro era inferiore al richiesto, prevalse il concetto di far rientrare nel numero dei giustiziandi persone genericamente "candidate alla morte"! -
  Ma, allorquando si rese necessario avere altri elementi, dato che alcuni feriti tedeschi nel frattempo erano morti, "la polizia fascista si affrettò a compilare una lista aggiuntiva".-
  A domanda dell'accusa, il teste precisa che verso il mezzogiorno del 24 marzo 1944, nel corso di un colloquio con il generale MELTZER, fece presente a questi le difficoltà di raggiungere il totale delle persone da fucilare, specificando che mancavano 50 unità e che queste sarebbero state provvedute dalla polizia italiana.-
  All'indomani dell'esecuzione, il KAPPLER poté constatare che la polizia predetta gli aveva fornito 55 elementi invece dei 50 concordati; ma ormai era cosa fatta ed egli non pensò nemmeno a segnalare la piccola ...... differenza neppure ai suoi Comandi superiori.-
  Dichiara che l'ordine della esecuzione gli venne dato personalmente dal maggiore BOEHM, benché l'ordine stesso uscisse da "molto in alto"; precisa che fece personalmente la cernita dei giustiziandi, esaminando i carteggi esistenti al Comando della Polizia a carico di cittadini italiani arrestati per attività anti-tedesca; - gli ebrei, invece, furono presi perché tali -. Negli elenchi, a fianco di ogni giustiziando, venne indicato sommariamente il genere di "reato" per cui era detenuto.-
  Per gli ebrei si indicò semplicemente "Jude".-
  Il teste, a questo punto, esclude recisamente di aver dato assicurazioni a KESSERLING che i condannati a morte erano in numero sufficiente per poter scegliere tra essi i giustiziandi; anzi, il generale giudice HARIS KELLER, che gli succede sulla pedana dei testi, stretto dalle pesanti richiesta dell'accusa, ammette che il loro numero avrebbe potuto aggirarsi sui quattro o cinque individui.-
  KELLER cerca di scagionare il maresciallo KESSERLING, chiarendo sufficientemente che oltre ai tribunali militari tedeschi, le cui sentenze capitali contro italiani dovevano essere sottoposte a KESSERLING, ce n'era una miriade di altri che non dipendevano dall'attuale imputato, ma la Corte ha richiamato il teste SCOTLAND, che colonnello dell'esercito britannico, ha militato, da buon maestro di spionaggio, nell'esercito tedesco, ove ha potuto raccogliere un ricco materiale sulle azioni repressive del comando tedesco contro i partigiani.-
  Dalle dichiarazioni di SCOTLAND é difficile stabilire le responsabilità dell'imputato per la molteplicità ed, a volte, confusione dei comandi tedeschi esistenti in Italia.-
  Nell'udienza del 24 febbraio 1947, la difesa infirma la validità delle accuse esibite dalle autorità italiane sulle atrocità commesse dalle truppe nazista in Italia; ma il Prosecutor controbatte la protesta della difesa, e la Corte, dopo alcuni minuti di consultazione in Camera di Consiglio, dichiara di accettare come valido il predetto materiale, raccomandando però, di fare il possibile, perché siano fatti comparire dinanzi alla Corte, i firmatari dei documenti esibiti.-
  Sono 18 ampie relazioni che documentano tutte le rappresaglie tedesche in Italia, dal giugno all'agosto 1944: una successione di episodi sanguinosi che hanno tragicamente seminato di lutti numerosi paesi, dalla Toscana a Milano.-
  Il sindaco di Marzabotto si é costituito parte civile per la strage compiuta dai tedeschi nello stesso comune, dal 26 settembre 1944 alla prima decade di ottobre 1944, nella quale trovarono la morte 2.000 persone, tra le quali, oltre a 5 religiosi, numerosi vecchi e bambini.-
  Nell'udienza del 25 febbraio 1947 vengono sentiti due testi, l'uno italiano: Mario Piola; l'altro tedesco, ten. di vascello KRUMHARR.- Il primo riferisce sulla rappresaglia tedesca di Borgo Ticino, alla quale poté miracolosamente scampare, l'altro, invece, asserisce di non avere mai visto alcun ordine di lotta anti-partigiana a firma KESSERLING, ordine più che altro - egli afferma - diretto a ricondurre "la calma nella zona".-
  Nell'udienza del 26 febbraio vengono sentiti i due testi, maggiore di cavalleria GEORGE SHAB che, nel 1944, comandò una compagnia della 26^ divisione corazzata tedesca dislocata nella zona di Montecatini.-
  Egli dice di aver ricevuto, nell'agosto del 1944, un ordine del comando di divisione di compiere un rastrellamento, in località paludi di Fucecchio, con il preciso compito di distruggere edifici, ricoveri e "ogni essere umano che venisse incontrato".-
  Il secondo Leone PAOLETTI da Pietrasanta, narra l'orrendo eccidio di 70 partigiani catturati a Val di Castello, i cui corpi furono straziati e sepolti, ancora legati, a mucchi.-
  Nell'udienza del 28 febbraio viene ultimata l'escussione dei testi a carico con la deposizione dell'ex-commissario del fascio repubblichino di Milano, Vincenzo COSTA, il quale riferisce sulle circostanze che condussero all'eccidio dei 15 martiri di Piazza Loreto, trucidati per rappresaglia, in seguito all'attentato compiuto da sconosciuti contro un camion tedesco, transitante per Viale Abruzzi.-
  Il COSTA asserisce di esser stato presente ad una conversazione telefonica tra Piero PARINI, allora prefetto di Milano, e Mussolini, e di aver sentito Mussolini dire chiaramente: "io ho fatto tutto quanto era possibile per scongiurare la rappresaglia, ma KESSERLING é stato irremovibile".-
  Nell'udienza pomeridiana dello stesso giorno KESSERLING ha chiesto di voler comparire dinanzi alla Corte come testimonio di se stesso.- Il giudice lo ha avvertito, di conseguenza, che la sua dichiarazione giurata sarà tenuta nel debito conto.-
  Ha poi parlato l'avvocato difensore che intende dimostrare:
1°) - l'insufficienza delle prove addotte dal Prosecutor;
2°) - le imprecisioni e i vizi della deposizione di KAPPLER circa il massacro delle Ardeatine;
3°) - che gli ordini emanati per la lotta antipartigiana dall'imputato non indicavano di uccidere cittadini italiani a scopo di rappresaglia;
4°) - che KESSERLING non ha mai autorizzato esecuzioni indiscriminate che prescindevano da un giudizio dinanzi a Corti Marziali appositamente istituite.-
  Nell'udienza del primo marzo il colonnello di S.M. BEELITZ, sotto l'incalzare delle domande del Prosecutor, finisce con l'ammettere che, almeno nella zona di operazione, ricadeva su KESSERLING la responsabilità integrale della lotta antipartigiana.- Padre Lino di Lucca riferisce sulla strage di San Terenzio dell'agosto 1944, fatta a scopo di rappresaglia dai tedeschi, per aver il giorno prima, un gruppo di partigiani assalito un camion con 17 S.S., uccidendone gli occupanti.-
  Nell'udienza del 3 marzo 1947 é KESSERLING che depone, quale teste di se medesimo.-
  Egli dopo di aver parlato della sua carriera militare, allo scopo di dimostrare di non essere mai stato un generale "nazista" ed avere elencato le sue decorazioni, ha fatto una lunga relazione sulle vicende ormai storiche del 1943, dall'8 settembre in poi.-
  Nella sua deposizione il teste ha voluto tributare un elogio postumo alla memoria del generale CAVALLERO, convinto assertore dell'Asse, confermando che il generale italiano si uccise con un colpo di pistola per non essere costretto a comandare il nuovo Esercito repubblichino. Il teste ha rievocato inoltre la sorpresa in cui si trovò esposto con le sue truppe al momento dell'armistizio, dopo le assicurazioni avute da Badoglio e Vittorio Emanuele, che l'Italia sarebbe andata con la Germania fino in fondo.-
  Le sue divisioni - egli dice - si trovarono così con gli alleati di fronte e gli italiani alle spalle.-
  A questo punto il feld-maresciallo tiene a dichiare che mentr'egli riuscì a disfarsi "del pericolo italiano" smobilitando e mandando a casa le nostre truppe, ROMMEL, invece, nell'Italia settentrionale, fece rinchiudere i nostri soldati in campi di concentramento. Furono gli innumerevoli esuli da quei campi a costituire il primo nerbo delle forze partigiane allora in via di formazione.-
  Nell'udienza del pomeriggio, KESSERLING, che nella mattinata, si era lasciato pilotare dalle domande del suo avvocato difensore LATERNSEN, si é lasciato andare più al suo sentimento che al suo carattere, dichiarando esplicitamente: "Le rappresaglie, quandi ci vogliono sono necessarie in guerra, anche se - purtroppo - sono sempre gli innocenti a pagare". "Le rapresaglie, del resto, sono ammesse dagli usi internazionali e gli inglesi ne sanno qualcosa. L'attentato di via Rasella fu troppo grave perché io comandante supremo in Italia non stimassi doverosa la rappresaglia: fare una rappresaglia su condannati a morte é un non senso, perché tanto vale dire: eseguire una sentenza e non dare un esempio.-
  Avevo altro da fare io al mio posto e con la mia responsabilità di comandante supremo di un fronte minacciato, e con una città esplosiva come Roma alle spalle, che preoccuparmi delle leggi! Sappiano gli uomini che un comandante supremo non é tenuto a preoccuparsi dei regolamenti".-
  Nell'udienza del 4 marzo 1947 KESSERLING non si é solo limitato a rispondere alle domande postegli accortamente dal suo patrocinatore, perché qualche volta lo ha pure preceduto con una certa abilità.-
  Questa deposizione mira a dimostrare l'esistenza di "uno stato di necessità" che lo costringeva, contro il suo volere, ha calcare la mano e contro i partigiani e contro la stessa popolazione, malgrado nel quadro dello "Stato di necessità" si fosse accontentato del minimo della rivalsa. Alla domanda rivoltagli dal Prosecutor sulle rappresaglie che avrebbe potuto adottare in sostituzione della strage dei 335 delle fosse Ardeatine, KESSERLING, facendo un quadro piuttosto pauroso, risponde: "avrei potuto ordinare lo sfollamento di Roma mandando raminghi verso il nord, morenti di stenti e di fame, battuti dall'aviazione alleata, i due milioni di abitanti di Roma. Quante centinaia di persone sarebbero allora morte per istrada? - Avrei potuto dichiarare decaduto lo Status di Città aperta, far rientrare in Roma le nostre truppe e comandi, ed esporre così la cittdinanza dell'Urbe alle distruzioni dei bombardamenti aerei effettuati a tappeto, secondo gli usi anglo-americani.-
  Avrei, potuto infine, dare alle fiamme l'intero quartiere di Roma, ma preferisco sedere qui - ha egli esclamato con voce tremante da melodramma - su questo scanno di imputato, piuttosto che avere nella storia un seggio accanto a quello di Nerone".-
  Sullo stesso "stato di necessità" si é impegnata la difesa pomeridiana di KESSERLING, per giustificare la sua posizione di fronte agli eccidi ed ai massacri compiuti dalle truppe tedesche dislocate nei vari settori della penisola, in conseguenza, soprattutto, degli ordini repressivi che vennero trasmessi a catena e, perciò, interpolati dai vari comandi a gruppi di individui e a unità minori.-
  "La minaccia partigiana - dichiara KESSERLING - venne ad aggravare la situazione disastrosa per il temuto dissolvimento dell'Esercito tedesco".-
  "Come comandante supremo avevo il diritto e il dovere di oppormi a questa guerriglia insidiosa di fuori legge, con tutti i mezzi di cui disponevo; mezzi, del resto, consentiti dalle usanze internazionali. Io diramai gli ordini ai comandi di grande Unità che non potevano non applicare le leggi internazionali; se vi furono eccessi da parte di qualche reparto isolato, in sotto ordine, o di gruppi di singoli soldati, questi sono dovuti allo stato di esasperazione in cui la durissima guerra e le azioni insidiosissime dei partigiani - la cui offensiva veniva quando meno la si attendeva, da dietro una casa, da dietro una siepe - avevano ridotto i miei soldati.-
  Spero che, comunque vada questo processo, i legislatori di tutte le Nazioni esaminino per l'avvenire, e fissino, in forma inequivocabile, la disciplina dell'azione partigiana, in modo che non vi siano più dubbi in proposito".-

 

 

Questo documento era stato preparato su richiesta di Luigi Gasparotto, mentre ricopriva la carica di Ministro della Difesa, e gli venne consegnato il 21 marzo 1947; si tratta di una sintesi ricavata dalla stampa italiana sul processo Kesserling in corso di svolgimento a Venezia in quelle settimane.


Fonte: Fondo Gasparotto b. 9 fasc. 35, presso archivio Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell'Età Contemporanea), Sesto S.Giovanni (Mi).